Qualche informazione su di me

Penso che sia importante che tu sappia qualcosa in più su di me prima di iniziare a lavorare insieme con il Parent Training.

Leggendo qualcosa sulla mia vita e su cosa faccio, sono sicura che i tuoi dubbi sul Parent Training si ridurranno.

L’esperienza che più di tutte ha segnato la mia vita è stata decidere di diventare mamma. Non ho sempre desiderato esserlo, ricordo nitidamente le compagne di scuola che già alle elementari progettavano le loro famiglie, mentre io mi sentivo distante da questo desiderio.

Anche se vedevo nelle pubblicità e trasmissioni con famiglie perfette – e irreali, naturalmente – la mia esperienza di famiglia, da bambina, mi mostrava aspetti che non ritrovavo nel mondo in televisione. Vivere nella mia famiglia mi ha fatto crescere avendo sia punti di forza che di punti di fragilità. Ho maturato sensibilità e attenzione per i bisogni degli altri, ascolto e osservazione delle emozioni altrui. Al tempo stesso quello che non ho imparato in famiglia è stato ascoltare i miei bisogni, sapere che potevo far sentire la mia voce e che potevo occuparmi di me e della mia gioia come priorità.

In quinta superiore ho attraversato un periodo molto tormentato per via della turbolenta separazione che avveniva tra i miei genitori, culminata durante i miei esami di maturità. Mentre avrei dovuto studiare, prepararmi agli esami, o magari concentrarmi sui progetti estivi, e sul mio futuro, mi trovavo a lavare i piatti in una vasca perché nel nuovo appartamento dove avevo traslocato nella separazione ancora non avevamo la cucina né altro mobilio.

Avevo 18 anni quando ho cominciato a fare il mio percorso con un professionista nella relazione di aiuto, e negli anni a venire, con tanta passione per conoscermi e amarmi meglio, ho potuto fare un’evoluzione che mi ha portato a desiderare di diventare anche io mamma. Con tanto desiderio di fare un cambiamento epocale per mia figlia.

Nonostante tutto l’impegno e la passione con cui avevo lavorato su di me, mi ero comunque portata alcuni retaggi di un modo di educare i figli di cui fino alla gravidanza non ero nemmeno del tutto consapevole.

Del resto, come è possibile essere cattivi genitori quando i figli sono immaginari?

Sento spesso ripetere l’espressione “Nessuno ti insegna a diventare genitore” e qualche volta l’ho creduta vera anche io. Oggi sono fermamente convinta che ci insegnano eccome ad esserlo, lo impariamo da bambini nelle nostre case, nella società, nell’osservare costantemente i vicini, i parenti. E la traccia in noi rimane, che ne siamo consapevoli o no, che lo abbiamo attivamente deciso oppure no.

Nel conoscere mia figlia e me stessa con lei, ho avuto bisogno di mettermi molto alla prova, e ho cominciato a giudicare me stessa in modo negativo, per non essere la mamma perfetta che credevo sarei stata, quando la mia bambina era solo immaginaria.

Ho cominciato dalla gravidanza, leggendo libri consigliati da amiche ed esperti, scartandone alcuni, sottolineandone molto altri, e confrontandomi con altri genitori, frequentando corsi per genitori. Grazie a questo lavoro ho scoperto interi universi di possibilità differenti da quelli che credevo fossero dogmi e da quello che immaginavo fosse il “buon senso” per crescere i figli.

La frase più pericolosa che esista è “Si è sempre fatto così”, eppure nella genitorialità mi è capitato di agire in modi obsoleti anche se agendo per automatismi, senza davvero scegliere attivamente come comportarmi, salvo poi pentirmi successivamente di come avevo agito.

Ricordo molto bene le notti in cui faticavo a prendere sonno, arrovellandomi su come stavo crescendo mia figlia e su quanto fossi distante dalla madre che avrei voluto essere. La sensazione di inadeguatezza che provavo nel turbine di consigli non richiesti che arrivavano da chiunque: parenti, amici, conoscenti e a volte anche sconosciuti.

Così come gli scambi col partner per vedute differenti nell’educazione dei figli: i conflitti di coppia possono aumentare, quando si porta una responsabilità così grande: quella di essere la guida di un nuovo essere umano.

Conosco da vicino la solitudine che si prova nel dover decidere tutto, dal numero di pannolini da portare con sé durante una passeggiata, bilanciando tra peso trasportato e necessità del bambino, alla scelta impattante della scuola in cui iscrivere i bambini, ponderando distanza da casa, qualità dell’offerta, stato dell’edificio, arrivando anche a doversi occupare di ogni minimo regalo per compagni di classe, mentre ci si destreggia nella gestione familiare e la preparazione dei pasti – ho di recente scoperto che anche la famosissima e immensa cantante Jazz, Ella Fitzgerald, raccontava che il suo cruccio principale fosse riassunto nella domanda: “Cosa preparo per cena oggi?”.

Finché mi sono accorta che una risposta pronta non esisteva, e che quello che avevo fatto fino a quel momento era la manifestazione di una ricerca di perfezione, che non avrei raggiunto mai, sicuramente non come madre.

Quello che ho imparato a fare è lasciar andare le regole che mi dicevano che stavo fallendo come madre. Tutte.

Come Counselor ho creato un mio approccio al parent training, perché non trovavo risposte sufficienti che mi permettessero di alleviare quel senso di inadeguatezza che non mi faceva dormire di notte.

In questo modo, ho sentito nel profondo che essere una brava mamma non significa essere perfetta. Significa occuparmi della mia famiglia in un modo che sento adatto a me stessa.

Ho poi scoperto che tante, tantissime altre mamme – e anche tanti papà! – avevano le stesse domande, frustrazioni analoghe e uno spiacevole senso di inadeguatezza a perseguitare la propria giornata – o nottata.

Spinta dalla passione e dal desiderio di contribuire a diffondere una cultura del benessere sia fisico che emotivo nella famiglia, ho scelto di lavorare proprio nell’ambito del Parent Training, e di accompagnare i genitori nel liberarsi dei sensi di colpa e a godersi finalmente la propria vita, con la famiglia e per se stessi.

Ho frequentato tra il 2004 e il 2007 il Master in Counseling Professionale presso la scuola ASPIC di Modena – Master di Gestalt-Counseling integrato, con particolare attenzione alle tecniche umanistico-esistenziali di consapevolezza della Gestalt e approccio Rogersiano centrato sulla persona. Al superamento degli esami nel 2007, ho effettuato il tutoraggio dello stesso Master per i nuovi studenti. Negli anni ho approfondito la mia formazione partecipando al corso di Integrazione energetica ed Integrazione Posturale condotti da Jack Painter e Carmine Piroli, apprendendo tecniche di respirazione per riequilibrio energetico, oltre al corso “Il Circolo della Sicurezza”, per la costruzione di una personalità sana e sicura nel bambino attraverso la relazione con figure di riferimento, e il corso di Clean Parenting, con la coach Eliane Sainte Marie. Ho partecipato a un seminario di PNL con la Dott.ssa Lucia Boccali, e a un seminario dedicato alle famiglie omogenitorialia

Vera Ghirardini counselor per genitori - Parent training

Vera Ghirardini

consulente genitoriale

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