Stanca io? Naaa!

Stanca io? Naaa!

Come capitalizzare la tua energia ed il tuo tempo

 

 

Oggi parliamo di come capitalizzare le tue energie e soddisfare i tuoi bisogni.

 

Perché parliamo del tuo tempo e della tua energia se qui vuoi sentirti più efficace come genitore e risolvere specifici problemi in famiglia?

 

Perché il bambino da solo non esiste, esiste solo il bambino e qualcun altro.

 

Vera, spiegati meglio!

 

Il bambino da solo muore, e in natura questo è brutale realtà fino ad una età piuttosto avanzata del bambino, non si parla solo di bebè.

 

Dunque, il bambino da solo non esiste, esiste solo il bambino insieme a qualcun altro, e questo qualcun altro sei tu.

 

Okay, Vera, ma io a mio figlio do da mangiare, non lo lascio in mezzo ad una giungla da solo, lo lavo, lo curo…ma insomma, cosa intendi?!

 

Quello che voglio dirti, è che la tua relazione con tuo figlio dipende strettamente da come tu stai e da come ti senti.

 

Ad esempio.

 

Ti succede che uno stesso atteggiamento di tuo figlio, o una situazione che ti provoca stress in cui ti trovi con lui, qualche giorno la vivi serenamente e trovi senza sforzo soluzioni, ed altri giorni invece non ti senti efficace?

 

O ancora, in una stessa giornata passi dal sentirti wondermamma o superpapà al sentirti l’ultimo dei tapini?

 

 

Voglio raccontarti di un episodio dell’estate scorsa, che mi ha colpito e su cui ho molto riflettuto.

 

In spiaggia, allo stabilimento balneare, una donna trascorreva il tempo occupandosi del suo bambino di due anni. I nostri bambini, mia figlia ed il suo bimbo, giocavano insieme, e al termine della giornata c’erano un sacco di oggetti da riporre, ai rispettivi ombrelloni. Lei aiutava energicamente nel disporre tutto al proprio posto, anche gli oggetti della nostra famiglia. Rifiutava invece aiuto nel riporre i suoi.

Avvertivo una barriera, e non sentivo uno scambio scorrevole tra noi.

 

Questa donna non si permetteva di ricevere, in uno scambio naturale, e io mi sentivo poi in imbarazzo quando lei era in una posizione di dono, nell’aiutarmi.

 

A lungo andare lo scambio, così connotato, si ferma.

 

Quando ci si trova in questa situazione, il flusso di debito-credito, elemento naturale in una relazione, risulta impari, e si smette di essere in una relazione autentica.

 

Cosa intendo dire, quando parlo di flusso di debito-credito? Te lo spiego subito.

 

Quando ti trovi in una relazione interpersonale, utilizzi il tuo tempo e le tue risorse materiali ed immateriali per nutrire questa relazione.

 

Se viene un’amica a trovarti le puoi preparare un caffè, o farle trovare un regalino, o ancora le doni il tuo tempo ascoltando le sue vicissitudini.

 

A sua volta la tua amica, ti potrà portare i pasticcini che vi piacciono tanto, ascolterà i tuoi racconti, e avrà comunque fatto la strada che serve per arrivare fino alla tua porta.

 

Si tratta di uno scambio fluido che crea armoniosamente un ciclo di credito e di debito tra voi, che in una amicizia serena non andrete a misurare.

 

La vostra, nell’esempio, è una relazione che non si svolge interamente in quell’unico incontro e che si fonda su scambi precedenti e desidera continuare a costruire per scambi futuri.

 

Cosa accade invece, se non si permette questo fluire di scambi, e si rifiuta di ricevere, come nel caso della prodiga donna nel mio episodio?

 

Ora ti chiedo:

 

Questo tipo di atteggiamento lo ritrovi anche tu nel tuo quotidiano, in qualche ambito?

Temi di sentirti in debito?

Temi che poi non sarai mai “in pari” con l’altro?

 

Se hai risposto di sì anche solo ad una delle domande qui sopra, ti ritrovi probabilmente con grande frequenza, a occuparti di moltissime attività, usando per altri, o per non sentirti in debito con altri, energie che servono a te.

 

Ti ritrovi a fare, fare, fare.

 

E soprattutto, fare gratuitamente.

 

Perché coesistono due pregiudizi, sul debito:

 

  1. Estinguere i debiti è obbligo morale
  2. Chi fornisce prestiti ottenendone profitto (come usurai, e banche), è un infame.

 

E certamente, nessuno desidera venire meno a qualcosa che sente come un obbligo morale, poiché porterebbe il marchio della vergogna, né desidera sentirsi nominare infame.

 

Foto di gatto con occhi spalancati ed orecchie all'indietro, con scritta: "Infame, io?"

 

Ma dare e fare senza chiedere mai niente, è davvero un gesto gratuito?

O forse c’è una speranza di ottenere qualcosa in cambio?

Ad esempio, caricarti di immensi pesi, fare fare fare, per ottenere approvazione, o per non disturbare gli altri, che è un altro modo per ottenere approvazione nelle famiglie tradizionali. (Ho già parlato dell’impatto delle generazioni precedenti nello stile attuale di accudimento dei bambini in questo articolo.)

 

E questo fare, diventa un modo per sperare che da questa approvazione si potesse poi ottenere affetto.

 

Fare per essere amati.

 

Ma non si ferma qui. Il messaggio, spesso ricevuto come un valore, nelle famiglie, non era solo di fare un lavoro, impegnarsi con cura e affetto e passione affinché si potesse produrre un lavoro di qualità.

 

No, per ricevere approvazione devi proprio spaccarti la schiena, sentire la fatica.

 

Ricordo ora, che il mio usare la bicicletta elettrica per andare a scuola, viene visto come un “barare” da un genitore. Barare in che senso, continuo io mentalmente, rispetto a quali regole?

 

Le regole della fatica!

 

Più fatichi, più ricevi visibilità, sostegno, approvazione!

 

E più fatica fai, più tempo spendi e spandi.

 

Immagina che il tuo tempo sia il tuo stipendio. E che ad ogni passo che fai, ci sia un mendicante che ti chiede una parte del tuo stipendio.

 

Se accontenti ognuno di loro, rimani presto senza niente.

 

Oltre ai questuanti che si possono incontrare in strada, con questo tipo di stipendio, pagato in tempo, l’insidia più grossa arriva dagli affetti più vicini.

Dire di no è più difficile – il rischio di perdere l’approvazione è alto, e dunque, senza ricevere l’approvazione, puoi temere di perdere l’affetto.

 

Ma allora, Vera, come capitalizzo la mia energia, come esco dallo schema che uso?

 

Muoversi lentamente

Se ti muovi velocemente, non puoi ascoltare il tuo corpo cosa sente.

 

Quante volte hai osservato qualcuno muoversi lentamente e con cura in una azione in cui era totalmente assorto, e ti sei meravigliato di quanta bellezza ci fosse in questa azione?

 

E chissà quante volte è successo a te, che ti abbiano osservato: i tuoi figli, il partner, degli sconosciuti, in una azione che compivi lentamente e con cura.

Forse sbucciavi una patata, o magari eri assorto nella lettura, o ancora ti stavi arrotolando i capelli con le dita.

 

Ti accade, al contrario, di muoverti velocemente e scattosamente?

 

Non perché ci sia davvero una questione di vita o di morte, ma per abitudine, per un atteggiamento appreso di fare fatica.

Il tuo esserci nei tuoi movimenti, è non solo sufficiente, è tutto. Non serve strafare, e questo non è un invito all’indolenza.

 

Si tratta di smettere di sforzarti e fare vuoto, così che tu ti possa mettere in una condizione di ricettività. Se un contenitore è pieno, non c’è spazio perché alcunché di nuovo possa entrare.

 

Allo stesso modo, se il tuo tempo è tutto occupato ed è stipato di attività, il tuo corpo sempre impegnato a raggiungere un obiettivo come se si trattasse di una prestazione, i tuoi pensieri si affollano nella mente, i movimenti sono veloci, come puoi stare in ascolto di ciò che di nuovo e buono può arrivare? Se tutto è pieno, dentro te, come puoi avere lo spazio per riorganizzare il tuo mondo? Puoi solo spostare pensieri ed emozioni da un luogo ad un altro del tuo corpo, della tua mente, ma non fai mai pulizia di ciò che non serve.

 

Scegliere una attività che ti diverte, diverte proprio te, non come PENSI che dovresti divertiti, o come gli altri pensano che dovresti farlo.

 

Questo ti apre a ricevere e ti ricarica.

 

So che ti sembra di non poterti fermare, di non poter rimandare quell’impegno così urgente.

 

Così, ti do un suggerimento.

 

Per cominciare, parti dai piccoli momenti che comunque prendi nel tuo quotidiano, e presta attenzione a ciò che fai. Niente multitasking, niente cellulare, parti dal momento in cui mangi, ad esempio, e invece di farlo di corsa, mangia il boccone, ti concentri su ciò che senti, sotto i denti, sei i denti, sei la sensazione che provi mangiando, fino allo stomaco. O mentre cammini, concentrati sulla sensazione che provi nel sentire il suolo sotto i piedi.

 

Quando sarai pronto e avrai fatto questo esercizio di presenza abbastanza a lungo, avvertirai naturalmente la necessità di creare ancora altro spazio.

 

Vera, okay. Però, non molto chiaro, in che modo questo ha un impatto su mio figlio?

 

Valorizzare le tue energie e il tuo tempo, ha un impatto pazzesco su tuo figlio!

Più ti curi di sviluppare questa forma di benessere e di bellezza per te stesso, più i tuoi bambini si potranno permettere di svilupparla per loro stessi ed uscire dalle strategie di adattamento che tu stesso hai dovuto attuare per essere accettato in famiglia.

 

Dire di sì a tutto e tutti non lascia tempo ed energia a ciò che è di valore per te. I figli ci vogliono vedere felici, questo consente loro di darsi il permesso di perseguire la loro felicità e tra l’altro di non occuparsi di essere loro a renderci felici.

 

Ti sembra ancora tutto nebuloso e difficile? Lo capisco, se fosse facile non scriverei articoli ogni settimana e non farei dirette sul gruppo Genitori e Boccioli.

 

A proposito, se vuoi rimanere sempre aggiornato sui miei articoli puoi iscriverti qui alla mia mailing list, per non perderne neanche uno e riceverli ogni settimana in posta.

 

Ma se vuoi ancora una guida su come uscire dai soliti schemi, puoi trovare qui il mio primo eBook, Come smettere di ripetere sempre gli stessi errori con i tuoi figli. Un distillato di praticità per cominciare da ora il tuo nuovo percorso ed incrementare la qualità della tua vita.

 

Se invece ti senti pronto per una svolta personalizzata, contattami per fissare un appuntamento individuale, in cui programmeremo insieme un percorso su misura per te, per le tue esigenze, per alimentare gioia, comprensione e cura per te e per i tuoi bambini.

 

A venerdì prossimo!

Vera

 

Bibliografia

GRAEBER, DAVID, Debito, I primi 5000 anni, Edizioni Il Saggiatore, Milano 2012

JUUL, JESPER, Il bambino è competente, Feltrinelli Editore, Milano 2001

VITALE, SIMONA, Femminilità e abbondanza, Edizione autoprodotta 2019

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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