Come alimentare l’autonomia di tuo figlio (Parte 1)

Come alimentare l’autonomia di tuo figlio (Parte 1)

Il precario equilibrio tra “MA QUANDO CRESCI?!” e “QUESTO PROPRIO NON LO PUOI FARE!”

 

Quest’estate, in spiaggia, ho sentito una mamma parlare al figlio di circa 7 anni. Stavano pranzando sotto l’ombrellone e il bambino si aggirava intorno al cibo. Ha ricevuto un lapidario:

 

Gino (nome di fantasia), non prendere l’iniziativa!”

 

Mi è piombato un peso sul cuore.

 

Lo stesso bambino, è stato poi definito con parole svilenti come non abbastanza indipendente perché “voleva compagnia e non divertirsi” visto che non voleva fare il bagno da solo, ma con i genitori. “Guarda invece tua sorella, va da sola in acqua”.

 

Spesso quando si parla di sviluppare l’autonomia dei bambini, ci si riferisce alla loro indipendenza.

 

L’indipendenza è, letteralmente, la non dipendenza.

 

Cito dalla Treccani online:

 

/in·di·pen·dèn·za/ sostantivo femminile

Capacità di sussistere e di operare in base a principi di assoluta autonomia.

 

Mi concentro sull’aspetto di “Assoluta autonomia”.

 

In altre parole, si chiede ai bambini qualcosa che nemmeno noi adulti possiamo realmente vantare.

 

La società tutta è caratterizzata da una forte inter-dipendenza.

 

Chi sarei io se non ci fossero gli agricoltori a coltivare il grano? E senza tutta la filiera che dalla coltivazione del grano porta a produrre la farina con cui poi il fornaio fa il pane?

 

Sì, sì, comprando la farina e fingendo che tutto ciò che avviene PRIMA che io la acquisti non dipenda dall’intervento di qualcun altro, il pane posso farlo anche in casa. Ma anche così, onestamente, qual è la percentuale di persone che ogni giorno della propria vita preparano il proprio pane?

 

E questo per un solo prodotto!

 

Il mio tavolo, posso davvero produrlo io?

I coltelli?

La mia casa?

I miei vestiti?

 

Insomma, da un lato c’è il desiderio che i figli si sbrighino a crescere verso un’indipendenza non ben identificata né realistica, mentre al tempo stesso ad alcuni bambini di due anni non viene consentito di mangiare in autonomia un gelato, perché si sporcherebbero, e ad altri bambini di 3, 4 o 5 anni non è permesso esercitare il proprio equilibrio perché potrebbero cadere dallo sgabello.

 

Ma quali conseguenze si pagano, con questi doppi messaggi diretti ai bambini, uno in direzione di un obiettivo irraggiungibile, e l’altro verso una svalutazione delle loro competenze in favore di un vantaggio a brevissimo termine, come non dover smacchiare una maglietta o non rischiare di dover investire attenzione nello stare vicino al bambino mentre sperimenta il proprio equilibrio?

 

In questo articolo voglio approfondire il valore incommensurabile della fiducia nei bambini, e porre l’accento sul rischio di non curare questa fiducia correttamente e, soprattutto, costantemente.

 

Non mi sono mai curata del fatto che mia figlia fosse independente nel modo che si intende comunemente.

 

Ho portato in fascia, in braccio, o addosso, mia figlia per molto tempo e tuttora capita che lo richieda ogni tanto, senza motivi particolari.

 

Personalmente, ne faccio motivo di straripante gioia. Se dovessi scegliere un solo obiettivo da raggiungere come genitore, sceglierei proprio questo: ottenere che il proprio figlio senta che l’amore si trasmette col corpo, e possa permettersi di agirlo ogni volta che lo desidera.

 

Tuttavia, trovo di fondamentale importanza che mia figlia sappia prendersi cura di se stessa:

 

L’unica persona che trascorrerà con lei ogni singolo istante della sua vita, è lei stessa.

 

Ed è per questo che è mio preciso compito far sì che lei senta che è la prima persona su cui lei stessa sappia di poter contare!

 

 

Da qui nasce questa guida, divisa in due parti, così che anche tu possa alimentare la motivazione interiore dei tuoi figli ad apprendere, la loro motivazione a fare da sé e prendere proprie decisioni, aiutarli a coltivare il proprio istinto e il proprio pensiero critico.

 

Tutte queste meravigliose qualità e competenze saranno con i tuoi figli per tutta la loro vita, e averle potute esperire sotto uno sguardo e un atteggiamento accogliente della propria mamma o del proprio papà, consentirà loro di avere un bagaglio di grande valore da portare con sé.

foto di bambina davanti ad un armadio che decide che abito mettersi

Potranno così prendere sagge decisioni, tenersi al sicuro – sia emotivamente che fisicamente – e al tempo stesso costruire per se stessi vite felici.

 

 

Voglio condividere con te 6 spunti per supportare i bambini nel riconoscimento e nello sviluppo delle proprie (innate!) capacità decisionali.

 

Ecco i primi 3 spunti, condividerò i seguenti nel prossimo articolo!

Puoi riceverlo direttamente nella tua casella di posta elettronica iscrivendoti subito alla mailing list!

 

1.Non fare ciò che tuo figlio può fare da solo.

 

No, non ti sto dicendo di ignorarlo se ti chiede aiuto. Saper chiedere aiuto è una delle competenze fondamentali da sviluppare. Hai presente quante volte ti ritrovi un sovraccarico, mentale o fisico, e comunque continui ad aggiungere attività alla tua lista delle cose da fare? Ecco, chiedere aiuto e delegare è okay.

 

Intendo dire, di non sostituirti a tuo figlio mentre fa esperienza delle sue competenze, fisiche o mentali che siano.

 

Se un bambino di 1 anno sta provando a salire su una sedia, e non si gira verso di voi a chiedere la mano, l’unico compito che l‘adulto ha, è di mettere in sicurezza la sedia e vigilare per prevenire eventuali cadute.

 

Il bambino proverà finché non troverà il proprio modo di fare ciò che intende, o chiederà aiuto in un passaggio.

 

In quest’ultimo caso, non è necessario aiutarlo nell’intero processo, quello che serve al bambino è un testimone del suo progresso.

 

Lasciando il bambino libero di sperimentare mentre rimani una presenza calma e sicura nelle vicinanze, il messaggio che il bambino riceve è che tu hai fiducia che lui possa farcela da solo.

 

È di gran lunga più importante per il tuo bambino imparare a fare qualcosa che non farla perfettamente, esattamente ora.

 

 

2.Aiuta tuo figlio a riferirsi alla propria saggezza interiore.

Sembra un frammento di un libro di Paulo Coehlo, ma ti chiedo di seguirmi perché in verità si tratta di un aspetto molto pratico.

 

Nessuno più di te sa se ti senti di cambiare lavoro, decidere di sposarti, valutare se sei felice della tua vita, e molto molto altro, dai più piccoli dettagli, fino alla visione più ampia che puoi immaginare.

 

Eppure ti ritrovi a ricevere conferme o disconferme, se conversi a riguardo con qualcuno.

 

“Ma certo, questo va bene per te!”

“No, secondo me è tutto il contrario, proprio no!”

“Hai fatto bene!”

 

E…se sei del tutto sincero, forse a volte cerchi proprio tu questo tipo di risposta.

 

Io ti voglio dire che fin da bambino hai questa saggezza di valutazione di ciò che è bene per te.

 

Puoi saltare dal muretto o è troppo alto? Lo sai solo tu, come può dirlo chi non è nel tuo corpo!

 

Dunque come metti in pratica questo esercizio di ascolto costante della propria saggezza nel decidere, con tuo figlio?

 

Così, riproponigli la domanda che ti fa: se ti chiede se va bene saltare da una certa altezza di un punto dove si trova, puoi avvicinarti, certo, ma puoi dirgli anche: io non so, va bene per te saltare da qui?

 

Ricorda! Sospendi toni sarcastici, o ironici, o ansiosi.

Calati davvero nella curiosità di conoscere tuo figlio mentre conosce se stesso!

 

 

3.Non prendere decisioni al posto dei tuoi figli.

Questo punto di solito preoccupa sempre i genitori che fanno un percorso con me, tuttavia quando poi lo applicano la loro vita si alleggerisce di diversi pesi.

 

Tuttavia occorre fare una premessa.

Mi riferisco a decisioni che impattano sul bambino solamente, e non a decisioni che hanno un impatto anche sul genitore.

 

Ad esempio: se tuo figlio adolescente a cena non mangia perché non ha fame, poi è perfettamente in grado di scaldarsi da solo il piatto se alle 10.00 di sera gli si risveglia lo stomaco.

Se tuo figlio di 3 anni invece non vuole cenare perché è troppo concentrato a giocare, puoi fargli presente che anche tu avrai cose da fare dopo cena e che dopo aver sparecchiato ci sono altre routine che ti riguardano e potresti non essere disponibile a colmare tutta la fame che gli verrebbe.

 

Crea per tuo figlio un ambiente in cui possa far esperienza nel prendere decisioni!

Per accompagnarti nel trasformare le situazioni che portano ansia e sofferenza nella tua quotidianità con tuo figlio, ho scritto un eBook.
Ti sarà utile a seminare il tuo giardino per una genitorialità serena, felice e soddisfacente, nel rispetto dei tuoi bisogni e di quelli di tuo figlio.

A venerdì prossimo per il resto degli strumenti per sviluppare l’autonomia di tuo figlio!

Vera

 

Bibliografia

JUUL, JESPER, Il bambino è competente, Feltrinelli Editore, Milano 2001

NEUFELD, GORDON; MATÉ, GABOR, I vostri figli hanno bisogno di voi. Perché i genitori oggi contano più che mai, Edizioni Il Leone Verde, Torino 2009

ROSENBERG, MARSHALL B., Crescere i bambini con la comunicazione non violenta, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2020

ROSENBERG, MARSHALL B., Le parole sono finestre [oppure muri], Introduzione alla comunicazione nonviolenta, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2003

SAINTE MARIE, ELIANE, Clean Parenting, su coachingforwholeness.com

SIEGEL, DANIEL J. e  PAYNE BRYSON, TINA, 12 Strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino, Raffaello Cortina Editore, Milano 2012

 

Sitografia

https://www.treccani.it/ consultato l’ultima volta il 28 agosto 2021

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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