Quando insegnare l’altruismo a tuo figlio

Quando insegnare l’altruismo a tuo figlio

Oggi voglio parlarti di altruismo, egoismo ed egocentrismo, e del perché non c’è nulla di sacro nel negarsi spazi personali o nel mettersi sempre all’ultimo posto nelle priorità di ciò di cui occuparsi.

 

Qualche giorno fa ho pubblicato un post con questa domanda:

 

Se ti chiedessi di nominare ciò che ami, quanto ci metteresti per arrivare a nominare te stesso?

 

Un commento di un papà nel gruppo mi ha particolarmente colpito, e questo articolo è dedicato a lui, e ai genitori del gruppo Facebook Genitori e Boccioli, in cui ciascuno si impegna a crescere in armonia per sé e per i propri bambini.

 

Il commento ricevuto era questo: “Dipende da quanto sei egocentrico.”

 

immagine del post di facebook citato con commento annesso

 

In queste parole ho letto una dose di ironia.

 

E nella mia esperienza, l’ironia può essere foriera anche di qualche dose di realtà.

 

L’altruismo è una caratteristica molto apprezzata, soprattutto nei figli.

 

Effettuando una ricerca su google con le parole “figli+altruismo”, in 0,47 secondi ho ottenuto 810.000 risultati, ti riporto alcuni di quelli della prima pagina:

 

  1. Come insegnare l’altruismo ai propri figli
  2. Come insegnare l’altruismo intergenerazionale ai propri figli (Giuro, è un altro articolo)
  3. I bambini non nascono egoisti, ecco come non farli cambiare
  4. Come crescere bambini altruisti, 4 consigli utili da un esperto
  5. Come insegnare l’altruismo ai bambini
  6. Insegnare l’altruismo ai bambini è importante
  7. I bambini sono altruisti?

 

Si tratta di sette risultati su dieci. Se ti interessa sapere i tre risultati non citati, non sono in contraddizione con quelli sopra elencati, ma attingono a differenti sfere, come l’altruismo (non) correlato al fare o no figli, e non vanno controcorrente rispetto alla tendenza riportata dai sette titoli in elenco.

 

Sette su dieci voci che nella prima pagina ti suggeriscono che essere altruista è bello!

 

Dunque sarà una cosa buona, giusto? Lo dice Google!

 

Vediamo ora i risultati per “altruismo+salute”.

 

Ti risparmio l’elenco. L’altruismo è la soluzione di tutti i mali, dieci su dieci risultati lo riportano.

 

Allora, cara Vera, chiudi pure l’articolo qui, hai finito, giusto?

 

No, caro lettore, perché di fatto, per come la vedo io, più egoismo, in molti casi, equivarrebbe ad aumentare la qualità della vita per tutti.

foto con bambina in occhiali da sole e scritta "È il tuo turno!"

Mi spiego meglio.

 

Hai mai ascoltato una donna lamentarsi del proprio corpo perché le avevano chiesto se era incinta, e ovviamente non lo era?

 

Ora, mi chiedo da sempre: in che modo il fatto che il corpo della donna abbia una forma o un’altra, toglie il potere di scegliere, a chi la incontra, quali parole far uscire dalla propria bocca?

 

Come dici? Forse il fatto che abbia l’addome prominente è la causa di tutto? O che abbia messo su qualche chilo?

 

Mmm…

 

Allora se passa Salma Hayek e un uomo apprezza la forma del suo corpo, è il corpo di Salma Hayek ad attivare versi di apprezzamento non richiesti?

 

Ma proprio no!

 

Ma torniamo alla domanda, “Sei incinta?”.

Pensa alla reazione differente.

 

La pone un uomo: è uno screanzato! Insensibile! Si deve sotterrare!

La pone una donna: devi considerarlo un gesto di attenzione, e poi il tuo corpo è fatto così, ma come non lo sai?

 

Miracolo! Corpi che in base alla loro forma fanno parlare le persone!

 

Ovviamente è una cretinata pazzesca.

 

Entrando brevemente nel merito del perché non chiedere mai se una donna è incinta, i motivi sono vari, ma li riassumo in uno solo:

 

Se vuole dirtelo, te lo racconta lei, altrimenti puoi parlare d’altro.

 

Cito Alice, della Pozzoli’s Family:

 

“NON SI DICE MAI A UNA DONNA CHE HA IL PANCIONE. Io ci rido e me ne fotto. Bevo birra, mangio dolci, faccio meno sport di quello che dovrei, ho la diastasi addominale. Ma comunque NON SI DICE. Non si chiede. Neanche con le buone intenzioni? No. Dietro alla pancia di una donna ci sono miliardi di sfaccettature che non si condividono. Dietro alla pancia di una donna ci sono figli che non arrivano, figli che arrivano a sorpresa, uteri che non rientrano, chili di troppo che fanno male, problemi di salute nascosti, angosce, menate. E sempre, SEMPRE, indovinate chi è così brava da fare domande imbarazzanti? Un’altra donna.

 

Allora, perché si continua a chiedere comunque? E perché le donne continuano a rimproverare il proprio corpo di farlo chiedere alle persone?

 

Perché la maggior parte delle volte, chi lo chiede preferisce rischiare di ferire e provocare tristezza che passare per “maleducato” che non si è accorto e non ha notato l’altro.

 

E perché è consuetudine che non siamo noi a occuparci di noi, della nostra autostima, di prestarci attenzione, ma lo fanno gli altri, così possiamo poi ricambiare con loro!

 

Ovvero. Per mostrare di essere altruista meglio ferire gli altri che tacere.

 

Perché l’altruismo di cui parla la maggior parte degli articoli che ho letto in questa breve ricerca su google, è un altruismo da mostrare, invece che da sperimentare profondamente.

 

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Ma l’altruismo, Vera, insomma, l’altruismo è una cosa bella!

 

Lo dici proprio alla persona giusta. A me piace raccogliere la plastica nel mare, ho usato pannolini lavabili invece che usa e getta per mia figlia, adotto animali salvati dalla strada o trovati da me, faccio un lavoro socialmente utile e tante altre cose che ora non mi va di continuare a scrivere nella lista.

 

Ci sono due questioni da aggiungere:

 

  1. Ogni volta che compio un gesto altruista, io mi sento felice. E questo, è un beneficio tutto a mio vantaggio. Anche se il motivo per cui lo faccio, ha altre origini.
  2. C’è focus verso l’esterno che porta a un boomerang. Un boomerang di quando l’altruismo è parte di uno schema per sentirsi bene con se stessi, sentirsi okay, un modo per approvarsi, e non fonda radici solide in una scelta intima e personale.

 

Si tratta di una sottile linea di confine che porta dal

 

 

– no, passi pure lei,

– ma no lei!

– ma no lei!

 

Per mostrare quanto si è cari e gentili e ci si cura del prossimo, per arrivare al

 

Ma che ca**o dici, non sai niente! E no, non parlo in modo inaccettabile! Sei tu che mi fai parlare in questo modo.

 

Detto in una discussione in cui c’è disaccordo.

 

Perché se fosse vero che è l’altro ad attivare il nostro modo di trattarlo, di avere cura di lui (E NON LO È!), allora sarebbe anche vero che oltre a voler commentare il suo corpo a causa della forma che gli attribuiamo, arriveremmo a sentirlo responsabile di come ci fa parlare in un momento di litigio.

 

Ed è qui che io voglio ripescare il sano egoismo e il sano egocentrismo!

 

Queste sono caratteristiche tanto bistrattate e tanto escluse da ciò che è utile e sicuro per lo sviluppo delle persone.

 

Queste caratteristiche ci consentono una fondamentale autotutela nel mondo, anche nella famiglia!

 

Preservare il proprio spazio, il proprio tempo, le proprie energie.

 

Nel più materiale degli esempi, vorrei vedere se arrivasse uno sconosciuto a chiedermi – o a prendere direttamente senza chiederlo! – il mio smartphone.

 

Non so tu, ma io lo squadrerei a fondo per capire cosa ne vuole fare, solo se me lo chiede per chiamare, o se invece posso immaginarlo a scappare col mio telefono o frodarmi in qualche modo! E ti assicuro, mi è successo più volte che mi chiedessero il telefono per fare una chiamata, e ogni volta ho valutato che potevo affidarlo e c’era un motivo per chiederlo!

 

Se lo sconosciuto prendesse direttamente il mio telefono, beh, partirei decisamente prevenuta!

 

E un bambino, perché è costretto a condividere? Non fatelo! Non obbligatelo a condividere

 

Per concludere

 

  1. NON CHIEDERE MAI A UNA DONNA SE È INCINTA. NON C’È MAI NESSUN BUON MOTIVO PER FARLO! Non usare l’altro o la forma del suo corpo per sentirti okay, per quanto sei attento agli altri.
  2. Non devi insegnare in alcun modo artificioso l’altruismo a tuo figlio. Glielo insegni già con il tuo atteggiamento. Se ringrazi il barista quando ti prepara il caffè, o il conto, se fai un sorriso ad un passante solo perché ti sembra giù di morale, se raccogli come me la plastica nel mare, se condividi il cibo nel tuo piatto con il tuo bambino, come parli e ti comporti con il tuo partner.

 

Queste, e molte altre, sono tutte competenze che modellerà su come le proponi tu. E crescendo, potrai condividere conversazioni e attività a riguardo!

 

Per accompagnarti nel trasformare le situazioni che portano ansia e sofferenza nella tua quotidianità con tuo figlio, ho scritto un eBook.
Ti sarà utile a seminare il tuo giardino per una genitorialità serena, felice e soddisfacente, nel rispetto dei tuoi bisogni e di quelli di tuo figlio.

 

 

A venerdì prossimo!

Vera

 

Bibliografia

FILLIOZAT, ISABELLE, Nessun genitore è perfetto, Edizioni Piemme, Milano 2011

KABAT-ZINN, MYLA e JON, Il genitore consapevole, Edizioni Garzanti, Milano 2014

NEUFELD, GORDON; MATÉ, GABOR, I vostri figli hanno bisogno di voi. Perché i genitori oggi contano più che mai, Edizioni Il Leone Verde, Torino 2009

ROSENBERG, MARSHALL B., Le parole sono finestre [oppure muri], Introduzione alla comunicazione nonviolenta, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2003

SAINTE MARIE, ELIANE, Clean Parenting, su coachingforwholeness.com

Sitografia

https://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Psicologia/2006/03_Marzo/02/bimbi_altruisti.shtml (consultato l’ultima volta il 26 Luglio 2021)

https://www.mammasuperhero.com/una-mamma-egoista-cresce-un-figlio-felice/ (consultato l’ultima volta il 26 Luglio 2021)

 

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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