Mamma, c’è un mostro sotto il letto!

Mamma, c’è un mostro sotto il letto!

Oggi ti racconto cosa sono le paure dei bambini e come accompagnarli al meglio, per rispettare loro e per imparare anche qualcosa in più su come funziona la paura dentro di te!

 

Se mi segui da poco tempo, forse non sai che sono nata e cresciuta a Modena, e che prima di decidere di trasferirmi a Roma, nell’anno 2012, ero ancora in Emilia Romagna quando ebbe luogo il terremoto che ha sconvolto la mia terra d’origine.

 

Non so se ti è mai accaduto di fare esperienza di un terremoto nel territorio in cui ti trovavi.

 

È un groviglio di emozioni di paura, rabbia, tristezza. Una sensazione di impotenza pervasiva.

 

Alla recente notizia del terremoto ad Haiti, con un impatto esponenziale rispetto a quello da me vissuto, sono comunque tornata con il cuore e con la mente alla mia esperienza di paura e di impotenza.

 

Ed è proprio quest’ultimo punto, la sensazione di impotenza, che mi ha portata a fare un collegamento ad un tema ricorrente nella vita dei genitori: le paure dei bambini e il loro rapporto con l’ignoto.

 

L’ignoto, per gli esseri umani, e dunque anche per i bambini, si manifesta in modi differenti:

 

  • Come ciò che non comprendiamo
  • Come ciò che è imprevedibile e su cui non sentiamo di avere potere
  • Come ciò che immaginario o tramutano in immaginario. Immaginario per gli altri, ma reale nel vissuto di chi lo immagina.

 

Torniamo su ciascuno di questi punti tra poco.

 

 

Nel ricordare quei momenti di terrore e incertezza del 2012, sono dunque tornata al mio sentirmi impotente e provare paura: cosa faccio io quando provo paura?

 

Ci sono tre strategie che si mettono in atto partendo da un istinto antico, quando si prova paura:

 

  1. Attaccare
  2. Fuggire
  3. Congelarsi – come accade ai coniglietti quando sentono dei rumori, che si immobilizzano per non fare rumore e passare inosservati: ad esempio i rettili non hanno una buona vista e se non sentono vibrazioni, causate dal movimento, non scorgono le prede.

 

Le mie strategie di solito si alternano, ma per molto tempo la più automatica era quella di congelarmi. Questa strategia è stata quella che ho scelto da bambina, o quella che era più utile nel mio ambiente quando percepivo un pericolo.

 

Perché è importante che io ascolti e comprenda e conosca la mia risposta automatica alla paura? E perché è importante che lo faccia anche tu?

 

Perché se la conosci, e la vedi, puoi imparare a modificarla, ed essendo tu stesso la tua guida benevola, che ti aiuta ad adottare una strategia più adeguata e funzionale al contesto “pericoloso”, puoi sentirti più efficace, più sicuro e puoi a tua volta fungere da guida per il tuo bambino.

 

Com’è per te immaginare questo?

 

Ora proviamo a ritrovare quella che senti più come tua strategia quando provi paura.

 

foto di persona in meditazione con mani appoggiate alle ginocchia. testo: Trova una posizione comoda (anche su una sedia)

 

Ti invito a fare qualche respiro profondo, chiudere gli occhi, e ascoltare il corpo prestando attenzione ai tuoi piedi e al contatto con il pavimento.

 

Sai che quando vorrai e se ne sentirai il bisogno potrai aprire gli occhi.

 

Intanto ti chiedo di ascoltare il tuo corpo e ricordare di quando ti senti spaventato. Tu ora sei al sicuro, ed è come se ti guardassi proiettato in uno schermo. Osservi un momento in cui sei stato spaventato, e ti vedi adottare la tua soluzione alla paura.

 

Forse ti osservi mentre attacchi in qualche modo il pericolo?

Forse ti osservi mentre fuggi?

O forse ti stai vedendo congelato, immobile?

 

Fai ancora qualche respiro, ti ricordi che sei al sicuro, e che è solo un’immagine che stai osservando. Quando sei pronto torni qui e scrivi la tua risposta, qui nei commenti.

 

Per non perdere nemmeno un articolo della rubrica Genitori e Boccioli, e coltivare la tua famiglia nel rispetto dei tuoi bisogni e di quelli dei tuoi bambini, iscriviti subito alla mia mailing list!

 

Torniamo ai vari tipi di paure che possono provare i tuoi bambini:

 

  1. Paure legate a situazioni che i bambini non comprendono, perché non le conoscono. Anche un banale taglio di capelli, per un bambino che non sappia cosa implica, può generare paura!
  2. Paure legate a ciò che è ai loro occhi imprevedibile e su cui non sentono di avere potere. Ad esempio, l’improvvisa assenza di una maestra molto amata, a scuola, per cambiamento di lavoro.
  3. Paure legate a ciò che immaginano o tramutano in immaginario. Immaginario per noi, ma reale nel loro vissuto. Ad esempio, i mostri nel buio.

 

1.Le paure legate a ciò che i bambini non comprendono perché non lo conoscono, come ad esempio il taglio di capelli nei bambini piccoli, possono innescare una serie di incognite legate alla mancanza di pezzi del puzzle che compongono il mondo.

 

I bambini vedono il mondo come un puzzle di cui hanno pochissimi pezzi, e provano a completarlo ugualmente, con i pezzi che hanno a disposizione, dandosi spiegazioni o chiedendole, ma si aprono loro domande di cui non hanno risposta:

Il taglio di capelli: perché lo devo fare? Come funziona? Cosa mi accadrà? Mi farà male? Dove sei tu, chi è la persona che lo fa?

 

2.Le Paure legate a ciò che è ai loro occhi imprevedibile e su cui non sentono di avere potere, come l’improvvisa assenza per cambiamento di lavoro di una maestra amata. Anche qui il bambino si chiede che ne sarà di lui, se il distacco non è avvenuto con un saluto di commiato il bambino prova tristezza e può aver bisogno di chiedere molte volte spiegazioni.

 

Ti faccio un altro esempio.

 

Qualche mese fa mi sono ritrovata con un grande tema in casa: mia figlia a scuola ha scoperto i dinosauri ed abbiamo comprato un libro per conoscerli meglio.

 

Oltre a tutte le descrizioni dei dinosauri, le differenze con i rettili, e altre informazioni, abbiamo letto di come si pensa si siano estinti:

l’ipotesi più probabile è che un enorme meteorite abbia avuto un impatto sul suolo terrestre, e che tra inondazioni, sollevamento polveri che hanno intossicato l’aria, ed altre componenti, i dinosauri non abbiano avuto scampo.

In questa immagine si vedono i dinosauri sdraiati, niente di splatter ovviamente, ma comunque si mostra che non sono attivi ed in piedi come nelle altre immagini del libro.

 

Inizialmente la bambina non ha avuto una reazione particolare. Nei giorni successivi ha cominciato a parlare di potenziali meteoriti che immaginava potessero arrivare.

 

3.Le Paure legate a ciò che immaginano o tramutano in immaginario. Immaginario per noi, ma reale nel loro vissuto, come i mostri nel buio, sono altre manifestazioni del bisogno che il bambino ha di poter controllare il suo mondo, di averne potere. E’ possibile che il bambino riporti in alcune paure altre domande inespresse a cui non sa dare una vera forma. Magari è un modo di chiedere presenza al genitore.

Ad esempio sul tema dell’addormentamento, ci sono molte tesi in proposito.

 

Al tempo stesso, se pensiamo al cervello rettiliano, la parte posteriore e più antica del cervello, proprio sopra la nuca, ecco, quello è ancora impostato come quando stavamo nelle caverne!

immagine del cervello suddiviso in aree che mostra quale è la parte del cervello rettiliano

E un bambino, anche se non più neonato, era in grave pericolo se distante dai genitori o dagli adulti. E ad una giovane età, ma anche da adulti a volte!, il cervello rettiliano ha ancora una importante porzione dei momenti di transizione: è possibile che, nel momento di stanchezza il bambino, sapendo parlare, possa esprimere una paura antichissima. Se arriva un predatore dal buio il bambino è spacciato!

 

Come reagire a queste paure dei bambini?

 

  • Prima di tutto occorre favorire un senso di protezione: mai fare male.

 

Il male si fa anche con le parole: svilire la paura del bambino, in ciascuno dei casi nominati, è doloroso e mette il bambino in una situazione di scelta tra ciò che prova, la paura, e ciò che tu vuoi che provi.

 

Quando tu sei consapevole della tua paura, e del tuo sistema automatico di reazione ad essa, fuga, attacco o congelamento, puoi riconoscere se la paura del bambino evoca una TUA difficoltà che vorresti spegnere con un “NON DEVI AVERE PAURA” o un “NON C’È NESSUN PERICOLO”.

 

Se ti accorgi di aver risposto in modo da non aver favorito il senso di protezione, ora o in passato, occorre riparare.

“Mi dispiace tesoro, avevo paura anche io e mi sono comportata come se quella paura non esistesse. A volte mi succede, ma ora me ne sono accorta, sono qui con te.”

 

  • Essere tu stesso un porto sicuro:

se ha paura il bambino, tratta la paura come reale anche se parla di mostri immaginari:

 

Oh mannaggia! Un mostro nella stanza, e cosa può farci? E noi, come possiamo difenderci? Secondo te, dov’è?

 

E se il bambino chiede di controllare accendendo la luce, io vi suggerisco di assecondarlo.

 

Queste paure, se è possibile sperimentarle senza spegnerle forzatamente, poi si trasformano in sicurezze acquisite. E se certamente è saggio continuare a temere pericoli reali come un terremoto, è anche una grande risorsa per apprendere strumenti di reazione utili in caso di emergenza e immaginare potenziali strategie risolutive.

 

Nel caso dei meteoriti, con la mia bambina, ho ammesso che non ci avevo mai pensato e che anche a me spaventava l’idea di immaginare un meteorite che arrivasse sulla terra.

 

L’idea non è nemmeno balzana, anche la luna si è formata così, con un meteorite che ha colpito la terra facendo orbitare nello spazio pezzi del nostro pianeta, che si sono poi agglomerati in un satellite!

 

Attenzione: non trasmettete le vostre ansie! È sufficiente ammettere che la paura è fondata.

 

Da qui, si può partire a immaginare cosa si potrebbe fare se un meteorite arrivasse sulla terra. Magari avremmo più risorse dei dinosauri per prevederlo. E per trovare soluzioni alternative, spostandoci in altri luoghi, raccogliendo provviste, mettendoci al sicuro.

 

E tu, che paure vedi in tuo figlio? Scrivimelo nei commenti!

 

Per accompagnarti nel trasformare le situazioni che portano ansia e sofferenza nella tua quotidianità con tuo figlio, ho scritto un eBook.
Ti sarà utile a seminare il tuo giardino per una genitorialità serena, felice e soddisfacente, nel rispetto dei tuoi bisogni e di quelli di tuo figlio.

Puoi scaricare qui il mio eBook, è uno strumento che ho preparato per te, un distillato di ciò che ti serve per uscire dai soliti schemi che ti portano sofferenza nel relazionarti con i tuoi bambini.

 

A venerdì prossimo!

Vera

 

Bibliografia

FILLIOZAT, ISABELLE, Nessun genitore è perfetto, Edizioni Piemme, Milano 2011

JUUL, JESPER, Il bambino è competente, Feltrinelli Editore, Milano 2001

KABAT-ZINN, MYLA e JON, Il genitore consapevole, Edizioni Garzanti, Milano 2014

SAINTE MARIE, ELIANE, Clean Parenting, su coachingforwholeness.com

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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Valerio
Valerio
1 mese fa

Ciao Vera, articolo interessante su un tema vasto e complicato. Da piccolo, più o meno 5 o 6 anni, amavo molto i dinosauri e avevo parecchi libri che ne parlavano… uno di questi si concludeva con l’ immagine dei dinosauri a terra a causa dei cambiamenti climatici provocati dall’impatto del meteorite. Per quanto quella pagina illustrata mi spaventasse non potevo fare a meno di osservarla, mi ci perdevo dentro. Poi un giorno al posto della paura ho iniziato a provare malinconia per quei poveri dinosauri e per quel mondo che finiva in modo così imprevedibile… Ho sostituito la paura con la tristezza! Grazie per l’ articolo. Valerio

Vera Ghirardini
Amministratore
1 mese fa
Rispondi a  Valerio

Ciao Valerio!
Grazie per il tuo racconto sul percorso dalla paura alla tristezza. Elaborare le emozioni è un grande dono che non tutti sviluppano in modo così naturale, ti sono grata della tua condivisione.
Mi ha colpito molto l’immagine che hai dato del perderti dentro la pagina raffigurante la morte dei dinosauri.
La morte è un tema tabù nella società e prima o poi le dedicherò un articolo.
Un abbraccio a te, Ada e al piccolo 🙂

Vera