Perché i bambini non condividono i giocattoli

Perché i bambini non condividono i giocattoli

 

Ti ritrovi a gestire continuamente dispute per chi dovrebbe avere un oggetto? Magari sei una mamma con più bambini, o forse ti succede quando inviti gli amichetti di tuo figlio a casa. Ma il risultato è lo stesso: vorresti metterti le mani nei capelli.

 

Se vuoi sopravvivere alla giungla di: “È mio! No, è mio! No, ridammelo, lo avevo prima io!”, questo articolo è quel che fa per te!

 

La scorsa settimana ti ho parlato delle liti tra fratelli, e se sia opportuno o no intervenire. Ti suggerisco di recuperare l’articolo a questo link. Ti sarà utile per meglio comprendere il tema di oggi.

 

Se hai un figlio solo, come me che sono mamma di una sola bimba, ti sarà in ogni caso indispensabile avere un’idea il più chiara possibile, di cosa puoi fare quando il tuo bimbo discute con qualcun altro. In particolare, oggi voglio approfondire con te il tema della competizione legata agli oggetti. E lo farò, come spesso mi accade, raccontandoti una storia.

 

Qualche tempo fa, nel guardare un documentario sulle aquile, ho osservato come le madri depongano spesso più di un uovo, nel caso di questo documentario le uova erano due. Quello che accade successivamente, è piuttosto crudo per noi esseri umani cresciuti nell’epoca dei supermercati e dell’abbondanza.

 

Quando i pulcini di aquila cominciano a crescere, normalmente il cibo che è possibile reperire basta per un solo cucciolo. Il cucciolo più debole, dunque, si ritrova a subire gli attacchi di quello più forte, fino a non farcela più.

 

Oggi ti racconto a come impatta nella tua giornata questa competizione che ho osservato nel frammento di vita delle acquile e perché c’entra con te e con i litigi tra bambini, che siano fratelli oppure no. Sì, ti sarà molto utile anche se ci sono ottime probabilità che tu non abbia bisogno di cacciare come le aquile per far sopravvivere i tuoi figli!

 

Partiamo dalle basi: la competizione, in natura, esiste.

 

Non esiste in quanto innata nell’essere umano, piuttosto esiste come connaturata nell’ambiente in cui si sono evoluti tutti i nostri predecessori, e tutti gli altri animali.

 

Senza andare troppo indietro nel tempo, ripensa ai racconti dei tuoi nonni: una volta era molto frequente che ci fossero famiglie con tanti figli: anche dieci o undici figli!

 

Se andava a scuola uno di loro, non sempre c’era la possibilità far studiare un altro figlio. Così come comprare le scarpe nuove per i piedi cresciuti di un bambino, non voleva dire potersi permettere di comprarle per l’altro: ho personalmente ascoltato racconti di scarpe troppo lunghe o troppo corte, eredità ricevuta dai fratelli maggiori.

immagine di piedi di bimba infilati in scarpe della mamma. Scritta: scomode le scarpe di altre misure!

Per molte, moltissime generazioni la scarsità di risorse è stata la norma. E questa norma, informa il DNA dell’individuo, lasciando una traccia che rimane a monito:

 

Cari discendenti, ricordatevi che quando si verificherà una situazione di scarsità, avrete maggiori possibilità di sopravvivere se lotterete per ottenere quel che c’è.

 

Perché tu, probabilmente, hai già letto, o ascoltato, che l’epigenetica ha un impatto sui comportamenti delle generazioni future.

Dalla Treccani, ecco la definizione di epigenetica:

 

Termine (originariamente coniato per descrivere come l’informazione genetica viene utilizzata durante lo sviluppo per produrre un organismo) oggi usato per descrivere tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA. Con termini più tecnici, dunque, si definiscono epigenetici quei cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. Benché questi cambiamenti vengano spesso tramandati alle diverse generazioni cellulari attraverso la mitosi e in molti casi attraverso la meiosi, non sono permanenti, ma possono essere cancellati o modificati in risposta a diversi stimoli, inclusi i fattori ambientali.

 

Ti invito a portare l’attenzione all’ultima frase:

 

Questi cambiamenti non sono permanenti, ma possono essere cancellati o modificati in risposta a diversi stimoli, inclusi i fattori ambientali.

 

È proprio qui che entri in gioco tu. Tu che osservi i litigi dei tuoi bambini. Tu che ascolti la lamentela di tuo figlio che vorrebbe le scarpe nuove, proprio come le stai per comprare al fratello. E se non vuoi perderti nemmeno un articolo del blog Genitori e Boccioli, iscriviti subito alla mailing list.

 

È qui che puoi intervenire, ricordando al bambino che oggi le comprate a Peppe perché il suo piede è cresciuto, o perché farà calcio e ha bisogno di un paio di scarpe apposite, mentre rassicuri Marco che le potrà avere e ci saranno anche per lui, appena si verificherà una situazione analoga, ma che ora il piede ancora gli sta bene con le scarpe che ha.

Ma c’è un’altra ragione per cui un bambino fatica a condividere.

 

Il senso di identità

 

Quel legnetto, quel sassolino, quel pezzetto di carta che ti sembra insignificante, per quel bambino rappresenta una parte importante del suo senso di identità. Rappresenta le storie che il bambino si racconta intorno ad esso. E il controllo su quell’oggetto perché il bambini ha bisogno di quell’oggetto per sentire di essere se stesso, nel suo mondo.

 

Anche un oggetto che non tocca da due anni, acchiappato dal fratello minore, riacquista questo valore!

 

Se cominci a regolare tu i turni di utilizzo dell’oggetto, hai notato che poi i bambini sono meno inclini a condividere?

 

Quello che puoi cominciare ad attuare, è un sistema che si basa sulla regolazione autonoma dei turni tra fratelli, o tra bambini, esplicitando che questo sarà il nuovo modo di gestire i giochi.

 

Attenzione, non smetterai di intervenire nella gestione delle frustrazioni! Ti ho spiegato questo stesso tema nell’articolo precedente.

 

Ma in questo modo, il bambino che ha l’oggetto, potrà terminare il proprio processo di creazione del gioco, e sarà appagato e felice di condividere, non costretto, e l’altro apprenderà lo stesso!

 

Puoi cominciare da situazioni in cui sei libera, e in cui puoi destreggiarti nella nuova modalità: non cominciare ad applicare questo approccio all’ora di cena. Sareste tutti più stanchi e ti sembrerebbe un’assurdità.

Se l’applicazione di questo approccio ti sembra poco chiara, è normale. Prossimamente scriverò come puoi gestire i momenti in cui non sai a chi dare i resti, inclusi i litigi tra bambini, mentre ovviamente sei affaccendata in altre occupazioni.

Intanto dimmi: in quale momento ti senti più serena per cominciare questa nuova gestione? Scrivimelo nei commenti!

 

Per accompagnarti nel trasformare le situazioni che portano ansia e sofferenza nella tua quotidianità con tuo figlio, ho scritto un eBook:

Come smettere di ripetere sempre gli stessi errori con tuo figlio.
Ti sarà utile a seminare il tuo giardino per una genitorialità serena, felice e soddisfacente, nel rispetto dei tuoi bisogni e di quelli di tuo figlio.

A venerdì prossimo!
Vera

 

Bibliografia

LUMERA, DANIEL e DE VIVO, IMMACULATA, La lezione della farfalla. 7 consapevolezze per rigenerarsi e scoprire un nuovo benessere, Edizioni Mondadori, Milano 2021

MACNAMARA, DEBORAH, Capire i piccoli. Come aiutare a crescere creature imprevedibili e meravigliose: i bambini da 0 a 6 anni, Edizioni Il leone verde, Torino 2018

MANITONQUAT, Crescere insieme nella gioia, Prendersi cura dei bambini nella via del cerchio, Edizioni Il leone verde, Torino 2014

MARKHAM, LAURA, Peaceful parent, happy siblings . How to stop the fighting and raise friends for life, Penguin group, New York 2015

NEUFELD, GORDON; MATÉ, GABOR, I vostri figli hanno bisogno di voi. Perché i genitori oggi contano più che mai, Edizioni Il Leone Verde, Torino 2009

 

 

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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