Quando mio figlio esplode, poi non mi ascolta più: introduzione alla disponibilità emotiva

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Il modo in cui parli ai tuoi bambini, diventerà il modo in cui loro stessi si parleranno da adulti.

Nei momenti in cui i bambini esplodono in manifestazioni emotive plateali, le spiegazioni sembrano vane e inutili. Capita che i piccoli siano incontenibili e le tue parole si disperdano nelle loro proteste.

Quando ragionare non funziona, puoi immaginare che alzare la voce, o ricattare il tuo bambino (Se non smetti subito, andiamo a casa!), siano la soluzione adatta. E magari in qualche occasione potresti ottenere anche un risultato immediato.

Oppure puoi trovarti a cedere alla richiesta, a cui invece non sei convinta di dire di sì, così da evitare lo scontro.

Tuttavia, entrambe queste soluzioni, sia che tu ceda, che ti imponga, coltivano una relazione basata sulla paura:

  1. Nel primo caso, il bambino avrà paura di perdere il tuo affetto e la sua  sicurezza, per via dei toni intimidatori che usi, o della dimostrazione di forza che metti in atto. Oppure, anche se i toni rimangono pacati, il ricatto gli mostra che oltre a non ottenere quel che vorrebbe, quel che prova è sbagliato e deve reprimerlo.
  2. Nel secondo caso, se cedi senza essere convinto di una nuova possibile soluzione, la paura ti porta a scegliere di accontentare il bambino per timore di perdere il suo amore.

 

Nessuna di queste strade nutre la tua relazione con tuo figlio e gli insegna quel che desideri abbia come bagaglio nella vita: il tuo progetto per lui è che, quando sarà nel mondo, possa vivere le proprie emozioni, integrarle e trasformarle per perseguire i propri obiettivi, rispettando gli altri e il mondo circostante.

Il problema di questi momenti, è che mentre tu pensi alla soluzione migliore, rimani in un’area del tuo cervello che si chiama neocorteccia. La parte del cervello che è deputata a trovare soluzioni logiche e pratiche. E intanto tuo figlio si trova nel marasma creato dalle produzioni ormonali dell’amigdala, posta nella parte inferiore del cervello.

Da un lato, il bambino deve ancora apprendere a “prendere l’ascensore” che porta dalla parte bassa del cervello, alla parte alta, così da poter trovare soluzioni alla causa scatenante di questa emotività esplosiva.

Dall’altro per trovare soluzioni alla reale causa della manifestazione plateale, l’emotività occorre viverla, e quello che ti accade in questi momenti, come mamma, è che vuoi direttamente passare alla soluzione, senza tenere in considerazione cosa accade a livello emotivo, in primo luogo proprio a te.

 

Osservare il tuo imbarazzo

 

Ora, tiro a indovinare, quando ci sono questi episodi di emozioni incontenibili, tu ti senti frastornata, confusa, se accade in pubblico probabilmente ti vergogni anche.

foto di donna che nasconde il volto dietro a una mano. scritta: "E adesso dove mi nascondo?"

Perché lo so?

Perché è quello che mi raccontano tutte le mie clienti quando condividono questi eventi così intensi, e sono tutte emozioni che hai diritto di provare! Ma non puoi aiutare il tuo bambino a vivere le sue, di grandi emozioni, se mentre tu provi le tue emozioni sgradite, vuoi direttamente continuare come se non esistessero e passare alla soluzione della situazione difficile!

Discussioni tra partner

Per spiegarti meglio ti riporto a molte conversazioni che puoi aver avuto con il partner. Momenti in cui avevi bisogno di condividere una vicissitudine con l’amica Giulia, un litigio con i tuoi genitori, o un problema sul lavoro. E il partner come ti ha risposto?

Con una soluzione!

“Non è niente, non ci pensare più!”
“Puoi semplicemente parlarne con mamma/Giulia/il collega!”
“Secondo me ti devi licenziare/devi chiedere un aumento!”

E tu, più che un consiglio, desideravi essere ascoltata. Desideravi un testimone della tua emozione, del tuo stato d’animo.

Ma per far questo, per essere testimone delle emozioni di tuo figlio, e aiutarlo a integrare le varie parti del cervello che ancora non si parlano tra loro, hai necessità di maturare una reale disponibilità emotiva.

Ma come, Vera, io ci sono sempre per il mio bambino! Cosa intendi con “disponibilità emotiva”?

Non esaurirò il tema in questo articolo, e tu non vuoi perderti i prossimi, vero? Ecco il link per iscriverti al blog Genitori e Boccioli, clicca subito qui per ricevere, ogni settimana, nella tua posta elettronica la mailing list!

 

La disponibilità emotiva

I primi ad usare questo termine furono Mahler, Pine e Bergman, nel 1975, per descrivere l’atteggiamento supportivo e presente della madre, nella relazione tra madre e figlio.
Puoi anche aver sentito parlare della disponibilità emotiva per quanto riguarda le relazioni di coppia: la disponibilità emotiva, in quell’ambito, è di entrambi i partner. Sarà capitato sicuramente, a te o a qualcuno che conosci, di vivere relazioni amorose in cui il partner era scostante, incoerente nelle manifestazioni di affetto e presenza, con una più o meno forte contraddittorietà tra ciò che diceva e ciò che faceva.

Ecco, questo accade anche, e in primis, in famiglia, quando i bambini sono piccoli. È proprio in famiglia che si apprende come si instaurano le relazioni con gli altri, e molti apprendimenti dell’infanzia si riversano poi nella costruzione di relazioni da adulti.

Qui mi voglio concentrare sulla relazione genitore-figlio: in questo contesto, la responsabilità della costruzione della relazione non può essere equamente ripartita, e va oltre la mera presenza fisica.
Perché, come accade tra adulti di essere presenti, trovarsi nello stesso luogo, senza essere realmente connessi emotivamente, succede anche con tuo figlio. E allora, nei momenti esplosivi di tuo figlio, saltano fuori frasi simili a quelle che non ami sentirti dire quando vorresti solo essere ascoltata:

“Non piangere, non ti sei fatto niente!”
“Chiedi scusa al tuo amico”
“Inutile che tu ci rimanga male se Gino non gioca con te, girati e gioca con qualcun altro”

È per questo che voglio dedicare i prossimi articoli a sviluppare questo tema così vitale, e su come esercitare i tuoi superpoteri, che non sai ancora di avere!

Si tratta di poteri incredibili, che ti consentiranno di essere la voce interiore amorevole e di supporto che desideri che parli ai tuoi figli quando saranno grandi, nel mondo. Quella voce che cercheranno nei partner, negli amici, e non si accontenteranno di voci che sminuiscono il loro dolore, o che forniscono soluzioni quando hanno bisogno di ascolto.

Non sei emozionata? Io sì, non vedo l’ora, questo mondo ha tanto bisogno di persone che si parlano con amore e rispetto, e che dunque portano lo stesso amore e rispetto nelle loro relazioni!

Quali immagini che siano, questi super poteri? Quali caratteristiche senti che vorresti sviluppare per costruire una felice e solida relazione con il tuo bambino?.

Fammelo sapere nei commenti!

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KABAT-ZINN, MYLA e JON, Il genitore consapevole, Edizioni Garzanti, Milano 2014
MILLER, ALICE, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino 2018
LUMERA, DANIEL e DE VIVO, IMMACULATA, La lezione della farfalla. 7 consapevolezze per rigenerarsi e scoprire un nuovo benessere, Edizioni Mondadori, Milano 2021
POLI, ENRICA FRANCESCA, Le emozioni che curano, Edizioni Mondadori, Milano 2019

POWELL, BERT, COOPER, GLEN, HOFFMANN, KENT, MARVIN, BOB, Il circolo della sicurezza. Sostenere l’attaccamento nelle prime relazioni genitore-bambino, Edizioni Raffaello Cortina, Milano 2016

ROTH, GENEEN, When food is love. Exploring the relationship between eating and Intimacy, Penguin Group, New York 1992
SIEGEL, DANIEL, PAYNE BRYSON, TINA, 12 Strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino. Una guida pratica con esercizi, schede e giochi, Edizioni Raffaello Cortina, Milano 2021
VITALE, SIMONA, Femminilità e abbondanza, Edizioni Amazon 2019

Vera Ghirardini

Ciao! Sono Vera Ghirardini, consulente genitoriale. Aiuto i genitori che si chiedono dove stanno sbagliando, a vivere con leggerezza e armonia, nel rispetto dei propri bisogni e di quelli dei propri figli
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